un boato atroce che ti sveglia nel cuore della notte, un rumore assordante, la terra che sembra aprirsi sotto i tuoi piedi.... tutto questo non a L'Aquila, ma io l'ho avvertito io a km di distanza in uno dei tanti piccoli comuni della provincia. Di corsa in strada, la paura, l'angoscia e l'adrenalina che neanche ti faceva sentire il freddo, si girava tranquillamente per il paese anche se erano le 3:32... ci si guardava intorno ma tutto sembrava normale non c'erano danni apparenti eppure la scossa era stata forte e lunga, una sola speranza negli occhi e nelle bocche di tutti: speriamo che l'epicentro sia qui. La gente osservava le baracche del 1915 ancora lì come monito di quasi cento anni in cui non abbiamo imparato nulla... e poi arrivano le prime notizie, qualcuno parla di Roma, ma non è così gli amici, gli studenti fuori sede iniziano a chiamare, non è Roma, ma il nostro capoluogo ad aver subito l'atroce distruzione del terremoto; la disperazione sale, le persone partono per andare a recuperare figli e parenti, tutto nel migliore e veloce modo possibile. Intanto le autostrade vengono chiuse, partono i volontari, si mette in moto tutto... le notizie si rincorrono e nessuno riesce a farsi capace di quello che sta accadendo.
Passa la notte e passa il giorno, nessuno ha il coraggio di stare in casa, la sera di nuovo un boato, la gente preferisce le auto, intanto gli studenti del capoluogo tornano a casa,e con loro arrivano i racconti di uno scenario di guerra e morte.
Una esperienza che non augurerei a nessuno di vivere.
Qualche giorno dopo decido di partire come volontaria, ero ancora minorenne, ma la voglia di fare e aiutare era tanta; ricordo ancora il primo giorno al campo i volti della gente, gli occhi pieni di lacrime dei sopravvissuti. La terra continuava a tremare e noi sconvolti come gli aquilani tentavamo di consolare di rassicurare e di ridare speranza. Aprile-settembre, è stato il periodo formativo più bello della mia vita, una esperienza traumatica ma che mi ha dato tantissimo, ho visto gente ricchissima perdere tutto e andare ad abitare con gente comune in una di quelle orrende tende blu della protezione civile (ritorno allo stato di natura), ho osservato come la dignità delle persone sia importante e come spesso sia l'unica cosa significativa da difendere, perchè anche se perdi tutto continui a lottare per la tua dignità. Ho visto la gente piangere e soffrire, ma l'ho anche vista tornare a sperare e sognare.
Sono venuta a studiare a L'Aquila, perchè oramai ce l'ho nel cuore, ma questa città inizia ad essere abbandonata da tutti, anche dagli stessi aquilani che hanno solo sentito promesse dal governo ma non hanno visto nulla di concreto, li ho visti demoralizzati e quasi arresi, e tutto ciò mi fa male. Mi sconforta sapere che questa città non possa tornare a volare, è per questo che credo che l'aiuto maggiore debba arrivare da noi fuori sede, dobbiamo essere noi a far tornare la voglia di lottare alla popolazione, dobbiamo far tornare la speranza a queste persone e fargli capire che c'è ancora qualcosa per la quale lottare.
Sono abruzzese dalla nascita e ne sono fiera e per questo so che il popolo aquilano non mollerà mai ;)

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